Il lavoro che uccide PDF Stampa E-mail
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Scritto da AprileOnline   
giovedì 13 marzo 2008
Un addetto alla manutenzione muore in uno stabilimento di stampaggio a Chivasso, un operaio interinale di un'azienda del gruppo Thyssenkrupp, a Rocca Canavese, si toglie la vita perché senza prospettiva di rinnovo contrattuale. La Camera inizia a esaminare il testo unico sulla sicurezza, il governo si prepara ad approvare il decreto sugli usuranti

Una giornata simbolicamente tragica per il lavoro italiano. I problemi al centro, da mesi, della scena politica e sociale, hanno fatto due vittime, entrambe nel torinese. Si parla della sicurezza e della precarietà. La prima vittima si chiama Antonio Stramandinoli, operaio della Comau, la ditta che si occupa della manutenzione delle presse alla Mac di Chivasso. La seconda Luigi Roca, interinale alla Berco di Rocca Canavese, azienda del gruppo della nota (lo scorso dicembre vi persero la vita, in un rogo, sette operai) Thyssenkrupp. Suicida in casa perché senza prospettive di rinnovo contrattuale. Il Parlamento, nel frattempo, ha iniziato la discussione sul testo unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e il governo si prepara ad approvare il decreto per fissare il numero di notti necessarie ai lavoratori turnisti per rientrare nella categoria di "usurati".

Le tragedie. Stramandinoli è rimasto ucciso da un cuscinetto che si è staccato e l'ha colpito alla pancia. I sindacati dell'azienda hanno immediatamente proclamato otto ore di sciopero e destinato lo stipendio degli iscritti, per la cifra equivalente a due ore di lavoro, alla famiglia della vittima. La Mac ha cinquecento addetti e è filiale di un gruppo di stampaggio che ha, in tutto il mondo, circa ventimila dipendenti. Il segretario della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo, ha dichiarato: "Toccherà alla magistratura accertare le responsabilità. E verificare se la manutenzione ordinaria e straordinaria era stata effettuata, come segnalato dal Consiglio di fabbrica. Però è chiaro il contesto in cui avvengono molto degli incidenti che negli ultimi mesi hanno funestato l'industria metalmeccanica torinese. Un contesto che parla di macchine che non si devono fermare, prodotti da consegnare sempre più velocemente, e uomini e donne costretti a una pressione sugli straordinari complici i bassi salari. Bisogna fermare questa corsa truccata, insieme alle buone leggi va rimesso al centro il fattore umano e la dignità del lavoro. Purtroppo, al di là degli usi elettorali, i lavoratori rischiano di più degli imprenditori, e questo è inaccettabile".

L'altra storia, quella di Roca, è stata riportata stamattina (mercoledì) dal quotidiano "La Repubblica". Aveva 39 anni, Luigi, una moglie e due figli. L'uomo, prima di impiccarsi in casa, ha lasciato un biglietto alla moglie: "Ho perso il lavoro e con quello la dignità. Scusami". Qualche delegato sindacale del gruppo Thyssenkrupp ha avanzato l'ipotesi che il suo contratto non fosse stato rinnovato perché l'azienda si preparerebbe a fare posto ai lavoratori dell'acciaieria di Torino, chiusa dopo il rogo del 6 dicembre. Un sospetto che viene però respinto da Fabio Carletti della Fiom: "Non c'è alcun accordo sindacale di questo genere. I cento lavoratori della fabbrica di Torino, attualmente in cassa integrazione possono usufruire degli incentivi all'uscita e c'è un percorso di ricollocamento in due anni. Per quelli che rimangono se ne riparlerà nel 2010. E' un dramma, ma non c'è alcun collegamento con gli impegni da noi assunti".

I provvedimenti. E' cominciato l'esame della Camera del decreto sulla sicurezza del lavoro. Le commissioni Lavoro e Affari sociali lo voteranno martedì prossimo, oggi è stato il giorno della discussione generale. Il provvedimento, fortemente criticato da Confindustria, stabilisce nei casi più gravi di inadempienza alle norme di prevenzione la pena di 18 mesi di detenzione per i datori di lavoro, convertibili in un'ammenda pecuniaria. Non saranno chieste al governo modifiche di rilievo, ha spiegato il relatore per la commissione Lavoro, Augusto Rocchi (Sinistra arcobaleno): "La cosa importante è portare a casa il decreto per avere una strumentazione completa". Secondo Rocchi, il Governo potrà varare il decreto entro marzo. Forza Italia, pur criticando il sistema di sanzioni, ha annunciato l'astensione nel voto finale. Il sottosegretario al Lavoro Antonio Montagnino ha sottolineato che "il decreto è coerente con la delega. Quanto alle critiche sulle sanzioni - ha aggiunto - sono ingiuste perché se si rivalutassero quelle previste nel '94 secondo il tasso di inflazione sarebbero ancora maggiori. Inoltre, l'arresto è previsto in un solo caso ed è convertibile in ammenda".

Al centro delle polemiche tra l'esecutivo e Confindustria anche il decreto sui lavori usuranti, che dovrebbe, una volta presentato, consentire a chi rientra nella classificazione adottata un pensionamento "anticipato" rispetto alla restante platea dei lavoratori. Il provvedimento è ancora allo studio del Consiglio dei ministri, e i senatori della Sinistra arcobaleno Cesare Salvi e Manuela Palermi ne hanno oggi invocato la rapida approvazione, per dare tempo alle commissioni competenti di approvarlo, visti i tempi stretti rimanenti da qui alla fine della legislatura. Si oscilla dalle ottanta notti stabilite nel protocollo sul welfare e l'idea, su cui starebbe meditando il ministro del Lavoro Cesare Damiano, di abbassare la soglia. Augusto Rocchi è per la seconda opzione: "La categoria di lavori usuranti non può rientrare nelle ottanta notti annuali, perché nessuno le fa", e bisogna "basarsi sui contratti e sugli accordi a tre turni, che non superano le 60-65 notti". Il deputato di Rifondazione comunista ha ricordato che nella commissione lavoro della Camera "era stato emanato un testo che prevedeva proprio questo e sui cui si era registrato un consenso unanime nella maggioranza", ma il governo "ancora un volta, volle assecondare i niet della Confindustria non recependo il testo e ora si trova in una situazione di stallo". L'associazione degli industriali, temendo la modifica, ha messo le mani avanti con il presidente Luca Cordero di Montezemolo, secondo cui "si vorrebbe procedere con la stessa urgenza utilizzata per il provvedimento per la sicurezza sul lavoro alla definizione dei lavori usuranti, con interpretazioni lontane dalle legge delega".

 
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